Segui questo blog
Administration Create my blog
15 dicembre 2014 1 15 /12 /dicembre /2014 12:52

Domenica pomeriggio in casa d’amici, quasi tutti coi figli ma anche no.
Siamo a festeggiare la splendida nuova data, che da vera principessa non si cura di noi ma dorme abbarbicata alla nonna mentre il fratellino reclama a gran voce Peppa.
Peppa, che poi sarebbe Peppa Pig.
La maledetta.
Parte la sigla e mia figlia, saldamente seduta per terra a gambe larghe, già balla agitando le braccia.
Ipnosi collettiva dei bambini presenti.
I grandi, invece no.

 

Io Peppa Pig la odio.
Per fortuna mia figlia è ossessionata dalla Pimpa.
Io odio di più il fratellino  e il suo cxxxo di dinosauro.
Ma Nonno Pig e Nonna Pig di chi sono i genitori? Di Mamma Pig o di Papà Pig?
Per me sono i genitori di lei, sempre in mezzo alle scatole.
Per me sono frutto di una relazione incestuosa. Alla fine sono maiali, no?
Avete fatto caso che tutte le attività commerciali sono gestite dalla Signora Coniglio o dalla sorella? Il supermercato, il chiosco dei gelati, il trasporto pubblico, la bigliettaia al museo.
Pure l’elisoccorso.
Un racket.
Solo il Sig. Toro si oppone.
Perché ha le palle, è chiaro.
Anche Nonno Cane! Guida la barca!
Ho sempre pensato a Nonno Cane come ad una bestemmia.
E Susi Pecora allora?? Non ti fa ridere?
Dalla disperazione.
Io Peppa Pig la odio.
Ho voglia di un panino con la porchetta.
Posso dirlo? Ha la faccia a pisello.

Buhahahahahhahahahhahah!

Ride anche il bambino di due anni.
Panico.

E comunque, come siamo ridotti. Una volta parlavamo di cinema, di serie tv.
Di viaggi.
Di cultura.
Anche di gnocca, occasionalmente.
Già.
Già.
Cresceranno.
Sì, cresceranno.


 

Toh, comincia una nuova puntata!

 

Condividi post

10 dicembre 2014 3 10 /12 /dicembre /2014 09:00

… tu mamma lo sai prima, anche se tutti ti dicono :”Ma no, è fresca!”, tu già lo sai che ha la febbre. E se non ce l’ha, sta arrivando, cacchio. Sono magiche, le mamme. O se la tirano.
… e le tocchi la testina incandescente, ti senti una leonessa pronta a fare a pezzi chiunque voglia farle del male.
… vuole te, anche se stai per rischiare la cistite (o di farti la pipì addosso).
… finché non senti che il suo respiro si fa regolare non dormi nemmeno se sei sfinita a morte.
… cominci a chiederti senza sosta cosa possa essere e ti viene automatico ripassare a mente tutte le 247 puntate di “Malattie misteriose” che hai visto durante il congedo a casa. Vaccaboia.
... poi scopri che sono i denti ed il tuo odio per i dentisti, non si sa come mai, si implementa.

… ti chiedi quando quella puttana della fatina dei denti si deciderà a fare un giro definitivo, invece di portargliene un mezzo millimetro alla volta.
… vorresti fare un altare in oro massiccio all’inventore del paracetamolo.
… e passi due ore a canticchiare “Cocco & Drilli” all’orecchio per calmarla, quando poi riesci ad appisolarti fai stranissimi sogni con coccodrilli che si accoppiano mantenendo ben saldo in testa uno un cilindro e l’altro un fiocco.
... e poi si sveglia fresca la mattina, ti senti come un bambino la mattina di Natale.


Fino al prossimo dente..

Condividi post

9 dicembre 2014 2 09 /12 /dicembre /2014 09:00

Io ho diverse fissazioni.
Sì, sì. Proprio fissazioni. E non ho problema ad ammettere di averne, anzi trovo molto noiose quelle persone che non ne hanno affatto, che sono tutte belle precisine ed inattaccabili. Anzi, forse anche questa è una fissazione.

Certo deve trattarsi ovviamente di fissazioni innocenti.: stalkeraggio, voyeurismo e altre malattie non sono certo tra le mie preferite, ma se restano nell'ambito dell'innocuo e della propria casa va bene tutto.

Tra le mie fissazioni più divertenti c'è sicuramente quella di ammirare con piglio da casalingua disperata la spesa che le persone in coda al supermercato davanti a me mettono sul rullo della cassa. 

È nato tutto come un modo per ammazzare il tempo mentre ero in fila, poi con il passare degli anni è diventato un modo per immaginare e fantasticare. Non ne posso assolutamente fare a meno. Allungo il collo e controllo tutti gli oggetti che dal carrello della spesa vengono spostati sul rullo.
Prima o poi qualcuno mi picchierà, lo so.
Ma è troppo divertente immaginare cosa si nasconde dietro la spesa di uno sconosciuto, immaginare mondi inesplorati e vite sconosciute.
A volte è facile.

Il ragazzo che mette sul rullo dentifricio sbiancante e Pocket Coffee  mi fa pensare ad un primo appuntamento imminente, alla sua preparazione ed alla voglia di arrivare perfetti a quell'ora lì della giornata.
La signora che compra quantitativi enormi di prodotti light e di Nutella mi fa pensare ad una persona combattuta tra dieta e vita dissoluta. 

Quante di noi neo mamme avrebbero potuto evitare di scuotere la testa davanti alla signora magrissima che compra merendine in quantità industriale, immagino per una coppia di grassi bambini? Oppure sono per lei, in segreto, magari di notte?
La coppietta che compra pizza surgelata e preservativi non lascia certo spazio a molta immaginazione, ma ad ogni modo mi fa sorridere.

Dite la verità: è divertente, vero?
Poi ci sono i casi più diffcili.
Cosa avrei dovuto pensare della ragazza in fila davanti a dormire con otto confezioni di pollo a pezzi nel cestino? 

E del pensionato con quattro Red Bull e una confezione di noccioline salate?  Mistero. 

Ma il caso più strano l'ho beccato ieri alla Coop: una signora sulla sessantina dall’accento tedesco, alta come un marine, occhiali da sole calcati in faccia e capelli biondo platino cortissimi. E’ davanti a me e mette sul rullo la seguente spesa:
- Una bottiglia di Vodka Absolut
- 3 buste di zuppa biologica alle lenticchie di Colfiorito
- 8 (e dico o-t-t-o) confezioni da quattro di birra Dreher
- una busta di rucola
- tofu

Ora, se voi riuscite ad immaginarvi qualcosa di diverso di una folle alcolista vegana con un kalashnikov in macchina, siete i benvenuti. Mi ha scoperto a fissare la sua spesa con curiosità e mi ha guardato male, certamente ha qualcosa da nascondere.
 

Oppure è un’aliena col metabolismo ad alcol…

 


 

Condividi post

5 dicembre 2014 5 05 /12 /dicembre /2014 08:30

Ieri sera.

Dopo cena, poco prima di andare a dormire, Emma decide di trasformarsi in un idrante di vomito. Riesce a colpire in un sol botto divano, tavolino e pavimento del salotto, nonché l’orgoglio felino del gatto.
Sola in casa per una serie di motivi, non mi faccio più impressionare e in pochi minuti pulisco, smacchio, faccio la camomilla alla posseduta che gioca nel box e che nel frattempo si è rianimata e sembra vispa come un grillo. Solo per l’orgoglio del gatto non trovo medicina e lo spedisco fuori a fare un giro: magari le sue amichette lo consolano. Non credo, ma lo spero.
Gongolando su come sono diventata brava, faccio bere la camomilla alla gnocca e la infilo a letto.
Al rientro dell'Amoremio non perdo occasione di bullarmi di me stessa: che mamma moderna sono?


Stamattina.

Emma sta bene, ma sono titubante: asilo sì o asilo no?
Con l’Amoremio decidiamo di mandarla lo stesso: non ha febbre, è pimpante e sembra tutto come al solito.
Ma l’istinto materno deviato che mi sussurra malefico all’orecchio mi dice: “Non ce la mandare!!!! E se poi sta male??”. Decido di ignorarla, di fare la madre moderna davanti all’Amoremio e di portarla all’asilo. A differenza del solito la porto io perché devo andare a fare un prelievo di sangue alla ASL e l’asilo è poco lontano.
Arrivo all'asilo e mi trovo una comunicazione per il regalo di Natale firmato "I rappresentanti.
"Bella roba" dico
all'educatrice "considerando che io sono una rappresentante e non so nulla!!". Sono ironica, è chiaro. Ho troppo da fare per fregarmene davvero di certe cose e questo non è decisamente il periodo adatto per le lotte superflue. Ma la maestra è mortificata, si genuflette in mille scuse.  

Al momento della consegna, Emma si scatena: piange, mi si attacca ai capelli, si dimena. 
Vado a fare il prelievo col magone, non prima di aver specificato all’educatrice di chiamarmi per qualsiasi cosa.
Alla ASL del paesello, dove in genere non c’è mai nessuno, c'è il delirio: che culo.
Dopo un'attesa che sembra infinita, e durante la quale telefono a mia madre e all'Amoremio giusto per stemperare il magone, arriva il mio turno.
Mi siedo, una gentile infermiera prepara la siringa, mi buca e... driiiinnnnnnn!!!!! Il cellulare attacca a suonare. Mia madre non può essere, mia sorella è al lavoro, le mie amiche no... oddio, è l'asilo di Emma. Sono sicura. è l'asilo. Oddio, ha vomitato. Si è sentita male. Oddio, devo rispondere... "Mi scusi, dovrei rispondere... si può sbrigare?" dico all'infermiera che sta facendo il prelievo. 
"Guardi che più veloce di così!"
"Mi suona il telefono e forse è l'asilo di mia figlia... ieri sera ha vomitato..."
Per un attimo mi sento Quelo, poi lo sguardo dell'infermiera mi riporta alla realtà: "Signora, non è che se si agita il sangue esce più svelto..."
Mi sfila l'ago, mi faccio buttare addosso un cerotto e scappo nell'atrio a telefonare. Visto che vivo in un posto dimenticato dal Dio della tecnologia, c'è poco campo.
"Pronto? Sono la mamma di Emma, mi avete cercato. Sta bene, ha vomitato, è viva?"
"Un attimo, che chiedo... chi ha chiamato la mamma di Emma? Ah, ecco. Buongiorno signora, la chiamo..."
"Sta bene? La vengo a prendere sub..."
"No, signora, Emma sta bene. La chiamo per quella comunicazione dei rappresentanti di classe."
​Il mondo s
otto forma di milioni di parolacce mi ha attraversato la mente: "COOOME????????!"
"Sì, ci dispiace che non sia stata avvertita, blablablablablablabla e ancora blablabla."
No, io dico, mi fai venire un colpo così e poi chiacchieri pure senza sosta al telefono?? Tipo che avrò perso cinque chili e rischiato lo strappo di una vena nel mentre del prelievo, maremma telefonica.
"Mi sente? Signora?"
"Guardi, non fa niente. Non sono gelosa, davvero."
"No, ma blablablabla blabla bla e poi ancora blabla!"
Ci manca poco che mi viene un colpo, come minimo mi si sballano tutti i risultati del prelievo. C'avrò i globuli bianchi genuflessi, cacchio.

"Ok, grazie e arrivederci."


Dicevamo: mamma moderna a chi?

Condividi post

3 dicembre 2014 3 03 /12 /dicembre /2014 12:00

Ore 6:30: suona la sveglia in casa Phoebe.

Incorruttibile, l’Amoremio seppur malato mi scuote e mi spinge ad alzarmi senza prorogare di cinque maledetti minuti l’orribile aggeggio.
La gnocca dorme beata a bocca aperta, figlia di sua madre, dopo essersi svegliata un numero imprecisato di volte nell’arco della nottata in preda al mal di denti.

Mi accingo al primo caffè della giornata, seppur mascherato nel latte di soia.
Presa la necessaria benzina, mi accingo a compiere le seguenti operazioni in sequenza.

Svegliare la gnocca e contestualmente cercare di rimettere a letto il malato febbricitante.
Preparare il pranzo da portare via e il biberon con a latte di soia e biscotti ad Emma senza invertire le due cose.
Dare il biberon alla gnocca prima che inizi a strillare così forte da attirare i cani di tutto il vicinato e che venga modificato l’asse di rotazione terrestre.
Vestire la gnocca e preparare i vestiti aggiuntivi per l’asilo, che mia figlia mangia creativo.
Far partire la lavastoviglie,
Nutrire il gatto che minaccia di divorarmi le caviglie.
Stendere una lavatrice di panni che mi guarda implorante da due giorni.
Buttarmi addosso cose a caso.
Lavarmi la faccia.
Pettinarmi.
Rimpiangere il tempo in cui mi truccavo con calma.
Rimettere a letto l’Amoremio che deambulando stile zombie continua a ripetere: “Voglio aiutaaaaartiiii” e dargli una tachipirina volante.
Mettere il giubbino alla gnocca, a me stessa e volare fuori di casa con tutto il necessario.
Rientrare alla disperata ricerca del ciuccio.
Legare la gnocca al seggiolino, darle in mano la giraffa e partire pregando ci sia ancora benzina.
La benzina c’è, ma è poca. ARGH.
Lasciare la sopracitata gnocca all’asilo, senza essere placcata dalle maestre per qualcosa che riguarda il consiglio di classe.
Missione fallita.
Lasciare la gnocca in lacrime alla maestra senza farsi venire il magone.
Rientrare all’asilo di corsa perché non si è lasciato né il sacchetto coi vestiti, né i 5 euro alle cuoche per il regalo di Natale.
Partire.
Trovare un traffico che in confronto Roma è percorribile.
Fermarsi a fare benzina.
Trovare ancora più casino a causa di un camion che deve fare manovra, mal'animadelimortaccisua.
Nel traffico chiamare il medico di base per fare il certificato all’Amoremio e prescrivere la tarapia che lo salverà dall’influenza.
Di seguito chiamare il pediatra per il mal di denti della gnocca, pregando che non ci sia il sostituto.
Dettare al cellulare la lista della spesa come promemoria.
Arrivare in ufficio.

Ore 8:30: secondo caffè della giornata.

 

Che accadrà prima del terzo?

Condividi post

26 novembre 2014 3 26 /11 /novembre /2014 14:07

Signora mia, qui non si campa più. E dire che qui dormivamo tutti con la porta aperta, prima. Invece ora, proprio non si vive più.
Ci vorrebbe una pistola a testa, ci vorrebbe. No, non so sparare, ma che ci vuole? Ti entra uno in casa, che non gli spari? Gli spari sì, che vuole che le dica?
Un uomo fa quel che deve fare, mica possiamo sopportare 'sta invasione qua.

No, ma si stava meglio quando si stava peggio.

E la colpa, la colpa è tutta di chi li ha lasciati entrare, questi qui. 
Che mica dico dovrebbero morire, eh, ma si sa che l'ideale sarebbe aiutarli a casa loro. Mica sarebbe così difficile, veda un po', ma a quelli lì del Governo gli fa comodo.
Zingari, marocchini, rumeni, meridionali: son tutti uguali e c'hanno tutti la stessa faccia. Io li conosco, signora mia, lo so come si comportano.

La polizia? I Carabinieri? Non fanno niente, non c'hanno voglia di fare un cazzo. Che poi ha visto mai che succede a quelli che c'hanno voglia di fare e magari van giù col manganello? Vanno a finire nei guai, cavoli, per far il loro lavoro. Che poi prendono poco, e se arrestano qualcuno va subito fuori.

Ma la colpa è di quelli lì al Governo, eh. Che c'è la crisi e i soldi li danno tutti agli extracomunitari: il sussidio, la casa, la scuola. L'America han trovato questi qui, altrochè. Stanno meglio di noi che siamo italiani e che c'abbiamo diritto, altrochè.

Benito, ci rivorrebbe, signora mia. Il por Benito, sì. Che almeno aveva fatto le scuole, le strade, e tutto il resto. E oggi invece per finire un'opera pubblica ci vuol la mano di Dio, ma lui faceva in fretta eh.

E' proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio, caro mio. 

Mio figlio? Mio figlio l'han licenziato e prende la disoccupazione. Eh, la crisi, signora mia. Per ora il lavoro non lo cerca nemmeno, s'accontenta di quei quattro soldi e di qualche lavoretto in nero, poi vedremo. Il lavoro non c'è, signora mia, e quel poco ce lo portan via questi extracomunitari del cazzo, che son ovunque.

No, mio figlio c'ha il diploma, il facchino non lo fa, ci mancherebbe. Lui fa lavoro d'ufficio, di concetto. 
Ora mi scusi, signora, devo andare.

Ho promesso a mio figlio che gli andavo a far mettere le gomme da neve al SUV, sa com'è: queste mezze stagioni non esistono più.

 

Eh, già. 
 

 

 

Condividi post

Published by Phoebe
scrivi un commento
24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 08:20

Ci sono ferite più profonde di altre, che fanno più male. Ferite che nel corso degli anni smettono di sanguinare certo, ma rimangono sempre con te,  come una cicatrice che pizzica.
Il dolore dopo un po' passa e quasi te ne dimentichi, ma rimane sempre con te il ricordo di quello che hai provato, come un brufolo dietro la schiena. Lo senti, ti da fastidio, ti ricorda che c'è, ma non lo vedi e per quanto tu possa cercare di arrivare ad estirparlo non ci riesci.
Il tempo cancella molte cose, ed io non sono capace di portare rancore. Non perché sia troppo buona, sono solo troppo pigra. E poi diciamocelo: anche il rancore va meritato, va curato e ci si deve dedicare un po'. 
L'odio, come l'amore è un sentimento che va alimentato: il primo con dedizione e attenzione, il secondo con una certa predisposizione d'animo e con comportamenti concludenti.  L'odio è  una vecchia stufa in cui va buttato un po' di carbone tutti i giorni, altrimenti il fuoco si spegne e muore. A dire il vero, a me per spalare con costanza è necessaria molta motivazione e quindi il mio odio si derubrica il più delle volte in malcelata indifferenza. Diciamocelo, ma sti cazzi.
Non a caso essere un buon villain 
è sempre difficile, è un ruolo che regala glamour e luce, tra i più ambiti al cinema. Volete mettere che gnocca la strega di Biancaneve? Non a caso la interpreta Angelina, mica la prima che passa. Biancaneve è così buona, bella e stucchevolmente perfetta solo perché brilla di luce riflessa. Oppure Joker, lucidamente psicopatico e brillante, che rende Batman un eroe solo per il fatto di esistere.

Essere un buon villain è importante, cazzo, è un lavoro che va fatto con scrupolo e serietà altrimenti si cade nel ridicolo ed è un attimo a ritrovarsi tra i piedi Will Coyote che cerca di rubare le pecore al cane da pastore. 
O peggio nel patetico, così come è successo a me.
Ci vuole classe, perdincibaccolina.
Luce, smalto, sarcasmo e cattiveria a pizzichi, ma non a mazzi, perché l'esagerazione fa cadere nel grottesco e non ci piace.


Le persone che investirei con la macchina non sono molte, e se si escludono personaggi inventati, politici e scrittori da strapazzo che non sanno usare il congiuntivo la lista si riduce fin quasi a scomparire. Però c'è, eccome. Diciamo che le dita di una mano non sono tutte necessarie a contarli, ma quasi.

Ieri incontrando per caso un allegro abitante della mia suppur breve lista è scattato il patetico. Mi ha visto da lontano (o forse mi pedinava? Boh, io facevo la spesa) e quando i nostri sguardi si sono incrociati ha assunto l'elegante espressione di chi sta per avere un attacco di cuore. Dopodichè ha abbassato lo sguardo ed è scappato più veloce dei lupi della steppa alla vista di Masha.
E dire che di lui ricordavo soprattutto l'ironia, che delusione.  Invece ho visto proprio il timore nel suo sguardo, la paura che potessi reagire male. E'vero che ho un brutto carattere, ma son passati quasi dieci anni, non potremmo lasciarci cullare dal sereno mare della placida indifferenza?
Che poi, paura: stavo comprando la pastina per Emma, mica un kalashnikov, abbi pazienza. Che avrà pensato, che potessi tirargli contro le stelline rotanti come i ninja?
Ad ogni modo, una delusione. 
E' proprio vero che se uno vuole un cattivo di un certo livello se lo deve far da sé.
In effetti io come matrigna mica son male. 

Buauhahahahhahahah!

Condividi post

21 novembre 2014 5 21 /11 /novembre /2014 14:37

Signora mia, c'è la crisi.
Nessuno assume più, nessuno lavora più, nessuno si prende più la briga di fare nulla.
Il paese ristagna, signora mia, e la colpa lei lo sa di chi è? No, non dell'Europa e nemmeno della Cina.
L'euro? Nono, lui non c'entra. E nemmeno la corruzione imperante del nostro paese, il fancazzismo in cui ci beiamo e neanche il carrozzone del pubblico: non sono questi i problemi.
Il problema numero uno dell'Italia, signora mia, è l'art. 18.

Articolodiciottodechè?
Signora mia, l'art. 18, l'art. 18, possibile che non sappia nulla? E' la legge che difende i lavoratori dalle cattiverie dei datori di lavoro, l'unica norma che li salva e che vogliono togliere. Proprio quella lì, pensate che gente che ci governa. L'art. 18 smacchia e sbianca, pulisce il water e bagna anche le piante quando lei non c'è.
Ma chi? Chi? E come mai?
Eh, signora mia, son comunisti, son fascisti. Sono capitalisti senza scrupoli legati alle lobby del petrolio e delle scie chimiche, c'è da aver paura, soprattutto dei rettiliani.
E che possiamo fare? 
Sciopero, signora mia, sciopero!

Abbiamo trasmesso: sintesi del pensiero comune italiano.

Condividi post

20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 15:00

Ci sono giorni in cui va tutto storto, dalla bolletta che arriva al momento inopportuno ed è sgraziatamente troppo alta, alla televisione che si blocca e proprio non ti va giù.
Ci sono giorni in cui la stanchezza va oltre il tuo limite massimo e ti dici: "Non ce la faccio più"​.

Ci sono giorni in cui non ricordi più la tua vita com'era, quando la tua unica responsabilità era il gatto e fare la spesa. O al massimo la pianta grassa che tieni sul ripiano in cucina, che campa con l'umidità dell'aria e ogni tanto ti gratifica con un fiore. Gratis.
Ma la nascita di un figlio cambia le carte in tavola, molto più dell'adozione di un gatto, seppur problematico come Nevruz. Non si tratta dell'impegno fisico, o meglio non solo di quello. Non è cambiare pannolini, ninnare una creatura che superaormai i dieci chili, guardare almeno duecento volte lo stesso episodio della Pimpa pregando che cambi almeno un dettaglio e nemmeno attendere con appassionante pazienza che si decida ad aprire la bocca per mangiare la minestra. 
E' pesante, certo, ma è la parte che poi passa. Dicono.

Me ne sono resa conto quando Emma non è stata bene e tra febbre, vomito e diarrea mi guardava con la faccia supplichevole di chi chiede aiuto senza riceverne affatto. Me la sono tenuta addosso, rannicchiata sul petto come quando era piccola. Poetico, vero? Lo diventa meno se si considerano le sue dimensioni, ma una mamma lo fa volentieri lo stesso, povero uccelino mio.
Se ne stava acciambellata stretta a me e io non sapevo che fare se non stringerla forte e sperare che non fose niente, impotente e inutile come una saliera nel deserto. Perché poi queste cose capitano sempre nei giorni festivi, in cui il pediatra non ti risponde manco a morire e passa le sue giornate a fare yoga per ritemprarsi giustamente dopo cinque giorni consecutivi di deliri di mamme stalker. Come me, del resto.

Dentro di me si è andato insinuando il peggiore dei dubbi: ma chi me lo ha fatto fare? Io non sono capace, una creatura così piccola, fragile e bella in mano a me che son capace di fare i peggiori casini del mondo. Povera creatura, non mi guardare così. Amoredellamamma, ora che facciamo?
E anche se lei ha dormito un sonno di piombo, io son rimasta a guardarla attonita e spaventata, chiedendomi
se sarebbe stata ancora bene, se avrebbe di nuovo mostrato il suo sorriso sdentato e colorato di fossette.
Ma è venuto alla fine il lunedì, e con lui la sentenza inequivocabile del pediatra: acetone, signora mia.

Ommioddio! ho esclamato io.
Tale e quale sua mamma! ha affermato mia madre senza scomporsi.
Acida sin da piccola pure lei ha commentato l'Amoremio.
Acido, acida, acido, acida!

Cabaret in famiglia. 
No comment.

Nulla di grave, ma la paranoia di non saper gestire e fare rimane. Vederla fare la parodia dell'idrante senza sapere cosa fare non è stato bello, no. Ma capita, dicono. Come capita il sentirsi senza forze davanti all'ennesimo malanno, al raffreddore che dura tre mesi ed alla tosse che fa concorrenza all'abbaiare del cane del vicino. Capita, dicono, pensare "Chi me l'ha fatto fare" e rimpiangere un prima che non esiste più e che non era nemmeno così scintillante. O almeno, non come i suoi occhi.
 
Ora, dopo qualche giorno di integratori, diversi cucchiai di Coca Cola dati sottobanco e un milione di coccole, Emma è guarita e si prepara alla sua grande rentrée all'asilo pronta per iniziare i laboratori di Natale.


Riusciremo a non crollare ancora?

 

 

 


 

 
 

Condividi post

19 novembre 2014 3 19 /11 /novembre /2014 14:30

Dopo quasi un anno, un anno rilevante della nostra vita, io e l'Amoremio siano tornati al cinema. E per farlo non ci siamo accontentati di un film qualunque, ma abbiamo fatto un rientro col botto e per di più con un film intriso di temi cari all'Amoremio: siamo stati a vedere la nuova opera di Christopher Nolan, "Interstellar". 
Voglio solo dire che non andavo al cinema da così tanto tempo che, appena seduta sulla poltrona e partiti i trailer pubblicitari, guardando l'Amoremio ho esclamato: "Ma si vedeva così bene anche prima?"
Rincoglionimento da maternità.

Certo, ci siamo dovuti accontentare di un orario da ragazzini (le tre del pomeriggio, vista anche la durata del film) e in sala eravamo noi, tre vecchini e due ragazzini che limonavano, ma non siamo rimasti delusi.
L'Amoremio ha trovato la fantascienza con basi scientifiche che da diverso tempo inseguiva senza risultati apprezzabili, io ho amato la storia e pianto lacrime da mamma sul rapporto padre/figlia dei due protagonisti e contemplato Matthew Mc Conaughey che va sempre bene.


Insomma, un bel film che fa scivolare veloci quasi tre ore di narrazione e di cui non vi starò a spiegare la storia (sapete bene dove cercarla in rete, se imnvece vi interessa una analisi meno didascalica la trovate qui), ma che non può comunque sottrarsi a dei doverosi interrogativi.

  1. Con questo film ho capito che di scienza non capisco una cippa e che sono ferma alla nascita del germoglio dal fagiolo in terza elementare. E questo, direbbe l'Amoremio, già si sapeva. Nonostante lui, grande appassionato, abbia più volte cercato di spiegarmi buchi neri, teoria della relatività, accenni di fisica quantistica, singolarità e compagnia cantante, ho sempre l'espressione attonita di Penny davanti a Sheldon. O di una mucca al passare del treno, fate voi. E comunque non sono sola, pure il vecchino accanto a me, ad esempio.
  2. Matthew Mc Conaughey: chi l'avrebbe mai detto che oltre glia addominali ci fosse di più? Bravo, bravissimo, intenso e credibile. Solo un problemino: io continuo ad immaginarlo macilento, mezzo alcolizzato e sociopatico mentre interpreta Rust Cohle e a vederlo fare il padre proprio non riuscivo ad abituarmici. Almeno per le prime due ore di film. Poi ho cominciato a rcordarmi di Magic Mike. Più addominali ci vorrebbero in questo film, più addominali.
  3. La terra sta per finire, la polvere è ovunque e Philip Pullman stavolta non c'entra nulla. Gli uomini non hanno riciclato, hanno cementificato la natura, hanno massacrato il pianeta in pochi secoli, hanno mangiato tutto il mangiabile e ora la desetificazione e la piaga che infetta le piante avanzano a ritmo di rumba. La risposta dell'umanità? Tutti a fare gli agricoltori, perché il popolo ha fame ed allora occorre tornare alla vita semplice e senza grosse aspettative, un giorno dopo l'altro. Più agricoltori e meno ingegneri: e se fosse la risposta?
  4. Casualmente, vicino casa dell'eroe c'è quel che resta della NASA. Io non potrò mai essere un'eroe. Vicino a casa c'ho l'Autodromo, al massimo.
     

E insomma, m'è piaciuto, sì, anche se in alcune parti i dialoghi mi sono sembrati scritti da due alieni con un vocabolario ristretto e anche se alcune parti della trama strettamente legate alla parte scientifica (che mi dicono molto accurata) mi hanno lasciato punti interrogativi in testa.

Tipo: perché non vanno via dalla Terra con i motori a curvatura come Star Trek? Ma la libreria? Che vuol dire la libreria? Spolverare, no?

Ad ogni modo tornare al cinema è stato bellissimo ed assolutamente da rifare.

 

Cosa mi suggerite di andare a vedere?

Condividi post

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità

Prénatal: pigiama


Design your life - Christof Innerhofer


Design your life - Davide Oldani



Gioca con Felix!

Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura