Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!
Non è solo un libro capostipite della
chick lit.La vita da single è veramente una jungla.
E tutti quelli che lo negano, che affermano di sguazzare allegramente nella loro condizione atavica di single per scelta o coloro che
rimpiangono questo nuovo status in quanto accoppiati per tutta la vita o meno, tutti loro mentono. E mentono sapendo benissimo di mentire, il chè è peggio.
Oppure si sono dimenticati di com'era, ora che la loro vita è immersa nel tedio assoluto e nella tranquillità.
Diciamocelo, la vita da single ha i suoi vantaggi.
Fin qui i vantaggi.
Che sono molto belli, molto gratificanti, importanti… certo, certo.
Ma non è tutto oro quello che luccica.
Prendete le festività.
Tutte, ma proprio tutte. Da quelle religiose come il Santo Natale a quelle maledettamente commerciali e schifate all’unisono con gesti di disgusto come S. Valentino, l’essere single si rivela una
vera sciagura che cagiona la famosa depressione da festività, con conseguente salita di avvoltoi sulle spalle e umore nero, ma così nero capace di trasformare in Scrooge anche Pollyanna.
Ed è vero, ci sono gli amici, per carità. E le tombolate in famiglia con la zia sorda e il nipotino teppista di 5 anni. Ma, a ben vedere, tua sorella che amoreggia sotto il vischio col fidanzato
(benchè simile ad Homer Simpson) ti sembra più felice.
Senza considerare tutte le cose che si fanno in due: la passeggiatina romantica, la coppa gelato megasuperallanocciola con due cannucce, il tunnel dell’amore al Luna Park, le serate d’inverno sotto il piumone.
Poi ci sono le canzoni romantiche, quelle che ti fanno venire voglia di fare cucci cucci. Come si fa, eh? Come si fa??
E per ultimo l’aspetto più rimpianto dal maschio ingabbiato: la caccia.
A parte che stare sulla piazza è una
fatica allucinante, mica non è detto che dia sempre buoni frutti, anche ai più speranzosi ed introdotti.
La caccia al single è fatta di feste, cocktail,
chiacchiere, vestiti alla moda (pure troppo), chiacchiere banali, occhiate sfuggenti che diventano occhiate un po’ più sicure, vorrei ma non posso, posso ma non voglio ed avanti discorrendo.
Ogni venerdì e sabato sera (ma il venerdì fa più chic) il single deve affrontare locali affollati (e per fortuna non più fumosi, santo Sirchia, sennò ero morta), rumorosi e assolutamente non a
buon mercato, ingurgitando massicce dosi di alcool per cercare di slegare i freni inibitori ed accennando improbabili passi di danza degni di Garrison ubriaco.
Il tutto per trascinarsi fino alle cinque, esausto ma felice di eventuali conquiste che si riveleranno fuffa la mattina dopo almeno nove volte su dieci, o, comunque d’avè passat à
nuttata.
Quindi riemergere dal come la mattina dopo con la faccia degna di Micheal Jackson in Thriller.
Perché, detto tra noi, il trentenne non c’ha più l’età per queste cose, specie se le fa da quando ne aveva dieci di meno senza soluzione di continuità.
Insomma, la vita del single è dispendiosa, tediosa e molto faticosa.
Una vera jungla, dove la competizione è altissima e assolutamente senza nessuno scrupolo morale. Dalle ragazzine alla tardona (e vale anche per gli uomini. Forse.) sembrano tutti avidi della persona ideale. Ma chi è? Dov’è? Che è sta gara?
Una faticaccia, insomma.
A cui sottrarsi sembra impossibile, a meno che nella nostra vita non si affacci il salvatore che ci traghetti verso una vita serena e felice.
Io, nel frattempo, mi sarei scocciata.
(Ndr. Tanto per essere chiari non intendo trattare l’argomento dei fidanzati/delle fidanzate ed eventuali corna. Sarebbe troppo lungo e andrei fuori tema).