Una mail inviata all’indirizzo sbagliato fa nascere una tenera e divertente amicizia tra Emmi, sposata e
madre di due figli non suo, e Leo, professore alle prese con l’ennesima delusione sentimentale. I due non si conoscono, non parlano (quasi) mai della loro vita vera, ma si scrivono centinaia di
mail che formano lo scorrere incessante del libro.
Il loro patto è di non raccontarsi nulla della propria vita, di essere solo “compagni di mail”.
Ma sarà possibile? Ovviamente no.
Dall’iniziale ironia e distacco, la loro amicizia si evolve tra fiumi di parole e diversi incontri
mancati.
Come potrà evolvere la loro amicizia, che è già quasi amore?
Le ho mai raccontato del vento del Nord nasce da un’idea originale di Daniel Glattauer è un giornalista e scrittore tedesco ed ha avuto un eccezionale passaparola mediatico che ne ha
fatto un piccolo caso.
Sarà che si parla di un uso creativo del web e delle mail, sarà che il romanticismo non passa mai
di moda, ma il successo di questo libro è diventato enorme specie nelle donne 2.0.
Con colpevole ritardo (ma anche no) alla fine ci sono arrivata anch'io.
Che dite?
Che faccio il giro di tutti i fenomeni letterari e non ne perdo nemmeno uno?
Che ci posso fare, sono curiosa.
Ed il libro nello specifico ha un solo vantaggio: si legge in due ore.
Un po' poco? Sì, certamente. Visto soprattutto il costo del libro ( € 16,00), che non mi pare sia proprio a
buon mercato
Lo stile di scrittura (che riporta fedelmente le mail di Emmi e Leo senza mai uscire da questo stile)
è divertente e piacevole, ideale per la sala d’attesa di un dottore o un viaggio in treno o aereo. Ma tanto l’idea è graziosa, così è sviluppata male. Alla fine risulta un brodo allungato
troppo, reso insipido dall’inseguimento di un cliché e dall’assenza di pathos nella storia.
Inoltre Emmi è una delle donne più odiose che la carta stampata abbia creato: perfettina, saccente e
mielosa. E anche irritante. Sembra me a dirla tutta.
Vi rendete conto quanto può essere insopportabile?
Ma siccome mi piace farmi del male, non è mica finita qui: mi sono bevuta anche l'attesissimo seguito,
La settima onda.
Ecco, era meglio di no.
Visto che accompagna i due protagonisti verso un atteso e scivolatissimo (nel senso che si scivola sulla
melassa) happy end che rende felici e soddisfatti i cuori puri e disgustati quelli irrimediabilmente cinici come il mio.
Quasi quasi preferisco chi fa stalking via mail...