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23 gennaio 2012 1 23 /01 /gennaio /2012 11:21

suri-cruise.jpgFaccio una doverosa premessa: non ho figli, anche se spero di averne.

Quindi, alla luce di ciò, vi informo che tutto ciò che sto per scrivere è puramente teorico, perché gli ormoni messi in circolo dalla maternità possono far impazzire più di una donna sana (l’ho visto accadere, giuro) e rendere beota anche la femmina più tosta ed anticonformista.

Ad ogni modo, uno degli atteggiamenti genitoriali che più mi infastidisce è quello, tipico dell’arpulito (ndr. in dialetto umbro colui che provenendo da classi sociali disagiate ed avendo salito la scala sociale, intende dimostrare al mondo la propria pecunia), di vestire i propri figli con abiti griffatissimi con un gusto e uno spregio della miseria tale da  rendere Posh Spice una dilettante.

Bambini vestiti con lo stemmino di Ralph Lauren pure sulle mutande ed il piumino della Peuterey in versione mini (che costa il doppio della versione maxi, eh, mica va a peso!), inseguiti sugli scivoli del parco giochi da mamme e nonne che gli urlano: “Non sporcarti!! Non correre! Non sudare!”.

Bambine vestite uguali alle mamme, con tanto di scarpette col tacco e borsetta che provano ad ancheggiare per motivi a loro sconosciuti. Ma sono tanto carine, glielo dicono tutti e allora sarà vero. Lo trovate preoccupante? Eppure è così.

Ci sono negozi che vendono solo griffe per bambini e non c’è stilista di moda che non abbia previsto una linea baby visto che pare l’unica che in tempo di crisi non conosce sofferenze.

Non voglio passare per bacchettona e nemmeno per veterocomunista (cosa di cui sono stata tacciata già, per dire) ma io trovo questa cosa AMORALE.

Sì, non voglio usare mezzi termini.

Trovo che comprare un paio di scarpe da € 200,00 ad un bambino sia uno schiaffo alla miseria. E non solo per il costo in sé, ma perché potrà metterle al massimo pochi mesi visto che (speriamo) non rimarrà alto un metro e venti per sempre.

Ma nemmeno per sei mesi.

 

Ma che vuoi che sia, se i genitori se lo possono permettere!

Preferisco comprare per lui/lei, piuttosto che per me!

Tutti i suoi compagni ce l’hanno!!!

E’ così carino!!!! Non trovi?

Bè, era in saldo.

E’ un regalo dei nonni!

 

Certo, certo.

Ma il problema resta, secondo la mia banalotta opinione.

Cosa si insegna a questi bambini? C’è veramente bisogno di renderli schiavi del marketing e della moda ancor prima che sappiano leggere correttamente?

Non sarebbe meglio fargli capire il valore dei soldi?

Un bambino è davvero più felice con una camicia di Ralph Lauren rispetto che con una maglietta dell’uomo ragno del mercato?

Vogliamo veramente che imparino a valutare gli altri a seconda della maglietta che portano?

Ne vogliamo fare un bel gregge di tronisti e smutandate?

Ok, esagero.

Ma i miei mi hanno cresciuta senza bisogno di tutte queste cavolate. Se ho voluto i jeans della Levi’s e gli anfibi del Doc  Martens (oddio, oddio, oddio, come sono anziana…) mi sono messa a fare ripetizioni e me li sono guadagnati, altrimenti non se ne parlava proprio.

Sì, facevo già le superiori.

E sono cresciuta bella sana, senza traumi e senza mortali turbe psichiche. Che vuol dire, detestavo la ragazzina del secondo banco alle elementari a cui non mancava mai nulla, ma invidiavo allo stesso modo anche Yu che aveva due gattini magici e che si trasformava in Creamy.

Quindi, care mamme che vestite i vostri figli come nemmeno Suri Cruise, fatevi un esame di coscienza.

O quantomeno una domanda.

 

Per chi lo fate?

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18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 07:09

Criceto.pngLi vedi la mattina, vestiti  dei materiali più improbabili. Tu vai al lavoro, loro corrono.

Sulla pista ciclabile che corre intorno al lago, per strada, al parchetto.

Dotati delle andature più improbabili, corrono spesso abbigliati come per un’avventura al Polo Nord.

Ce ne è uno identico al nonno di Bear Grylls, anzi sono abbastanza sicura che si tratti proprio del suo ottuagenario parente: barba e capelli stile Cast Away, percorre su e giù la pista ciclabile tutte le mattine che Dio ha messo in terra alle sette e quaranta precise.

No dico, ci siete mai stati al Lago Trasimeno d’inverno?

Bello, eh. Tramonti e albe mozzafiato e colori che non trovi in molte altre parti del mondo.

Ma un freddo.  

Non solo è freddo, ghiaccia e c’è la nebbia, ma è così umido che riesce a trapanarti le ossa.

Loro no.

Loro corrono.

Giuro che una mattina mi fermo e gli chiedo dove cazzo vanno co’sto freddo, che per sghiacciare il parabrezza c’ho messo 10 minuti stamattina.

No, perché deve essere motivato tutto questo dolore.

Almeno chi porta a spasso il cane c’ha un perché, c’ha la povera bestia che deve fare i bisogni e il padrone rispettoso la asseconda.

Ma quelli che corrono con -3° io proprio non li capisco.

No, non ci arrivo.

No.

No.

E poi si sentono una specie di élite, questi corridori.

Una casta.

 

Che siano criceti in corpi umani??

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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 07:30

empatia-455x250.jpgIeri sera ero in fila alla cassa del mio discount di riferimento,lanciando lo sguardo tra le cianfrusaglie lì intorno appoggiate e riflettendo sulla possibilità di un’isola e di un tablet a 80 euro. Le mie elucubrazioni vengono involontariamente interrotte dalla signora accanto a me (molto più che ottuagenaria e parecchio più che cotonata) che inizia scompostamente a blaterare contro l’immobilità della fila. Non posso che darle ragione, in effetti siamo immobili da un po’.

Mi affaccio oltre la sterminata prateria di carrelli della spesa e vedo la causa di della coda: un uomo, dall’aspetto sudamericano e comunque chiaramente extracomunitario, ed un bambino. Sono lontana, ma anche da lì riesco bene a capire quel che succede. L’uomo, al momento del conto, si è reso conto di non avere abbastanza soldi e sta scalando con pazienza certosina quel che non si può permettere davanti agli occhi del bambino. Che sembra non capire perché il papà stia ridando indietro alla signorina della cassa la vaschetta col suo gelato.

Lui, dai tratti chiaramente andini, si scusa e sorride. Millanta di aver lasciato i soldi a casa e si scusa, si scusa e gesticola.

Si scusa troppo, a dire il vero.  Troppo per essere un disguido.

E contemporaneamente accarezza il bambino, che avrà nove anni si e no e un paio di occhi scurissimi.

La gente, in fila, rumoreggia.

La cassiera gentilmente scala dalla spesa, minimizzando e sorridendo.

Mi chiedo quante volte al giorno le succeda.

Inizia a scalare cartoni del latte.

Uno dopo l’altro.

Un groppo mi sale in gola all’improvviso, come una morsa mi scende fino allo stomaco e mi leva il fiato.

Perché non è giusto.

Perché la gente intorno a lei rumoreggia perché si sta facendo tardi e inizia Money Drop.

Perché la compassione è sparita dal mondo insieme al Natale e forse ricomparirà il 25 dicembre 2012 (se non intervengono prima i Maya).

Perché potrebbe succedere a tutti.

Perché potrebbe succedere a me.

A tutti.

Eppure la gente intorno non sembra curarsene, solo la cassiera continua a sorridere come se sul viso quell’espressione gli fosse stata impressa a forza.

Avrei voluto fare qualcosa, andar lì e pagare il gelato al bambino o anche solo strillare alla vecchia dietro di me di piantarla e di star zitta.

Ma non ho fatto nulla, sono rimasta muta a fissare l’espositore dei preservativi.

 

Non sono migliore degli altri, no.

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27 dicembre 2011 2 27 /12 /dicembre /2011 12:36

v-for-vendetta-guy-fawkes-masks.jpgTutte le mattine dei giorni feriali che Dio ha messo in terra, parto di casa alle sette e tre quarti per andare al lavoro. Gelo, pioggia scrosciante, brina o sole nulla cambia: vado al lavoro.

Per fortuna, eh.

Una routine consolidata, una strada uguale giorno dopo giorno, gesti che si ripetono uguali a sé stessi.

Ma da settembre, una novità.

Tutte le mattine, alla stessa ora, all’incrocio del mio paese incontro lui: l’uomo misterioso in Maserati.

 

Prima di continuare vorrei puntualizzare che di norma non solo delle automobili non mi importa nulla, ma non le so nemmeno riconoscere. Ma questa è una macchina che decisamente è impossibile non notare.

Concordate, vero?

Pure io che non distinguo una Punto da una KA l'ho notata.

Pure mia nonna la notyerebbe, cacchio.

 

Voi no?

 

 

Ma il paradosso poi non è la macchina in sé, ma il fatto che la incontri sempre nell’unico incrocio del mio paese tutte le mattine da settembre.

E che non sappia assolutamente chi possa essere.

Ma proprio nemmeno per idea.

Il mio paese è proprio un paese, 580 abitanti e due figure secondo l’ultimo censimento (e non è che con questo ultimo le cose cambieranno granché) in cui si è tutti imparentati o giù di lì, e comunque s’è fatto le elementari col 98,5% della popolazione con una età vicina alla propria. Quindi l’uomo del mistero in Maserati è subito apparso come un enigma. Chi è? Da dove è mai comparso? E’ uno straniero magari in fuga? Dove va? Ma soprattutto: come sarà? Sarà sposato? Sarà belloccio? O anche solo simpatico?

E se fosse una donna?

Già, perché dai vetri scuri del macchinone nulla è dato vedere, nulla è dato sapere.

 

Mia zia la fioraia, centro pettegolo-culturale del paese, nulla sa.

L’edicolante, che pure s’è dimostrato molto interessato dall’arcano, non ha risposte. “Non legge, evidentemente” ha sentenziato un po’ piccato che un automobilista di tal guisa non compri nemmeno il Corriere dell’Umbria.

Pure il farmacista non ha saputo dare luce alla questione.

Nemmeno il barista del caffè in piazza sa nulla, ma lo vede solo sfrecciare tutte le mattine.

Non prende il caffè, non compra il giornale e nemmeno le aspirine.

E nemmeno la più pettegola delle matrone lacustri

 

Chi sarà mai?

Un nuovo acquisto timido e refrattario alle nuove conoscenze?

Un VIP in fuga?

Elvis?

 

Il mistero si infittisce…

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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 09:16

Drunk_Santa.jpgVieni all’aperitivo di Natale?

Così ci scambiamo gli auguri!

E la cena?

La cena aziendale!

E la cena con la zia di Roma?

E con i parenti che vengono apposta per te da Torino? Apposta per me? Mah… vabbè…

E la cena della palestra? Che fai, non vieni?

Ci incontriamo per farci gli auguri? Sì, anche se non ci vediamo da dicembre.

Auguri? E auguri, via…

E la cena della scuola d’inglese (anche se son tre anni che hai smesso)?

Che non vogliamo cogliere quest’occasione per rivederci?

E la cena del quartiere?

E quella del vicinato?

Mica vorrai fare l’asociale, è Natale!

 

E lo scambio dei regali?

Ma li hai comprati tutti i regali?

E i pacchetti sono almeno decenti quest’anno o fanno schifo come al solito?

E che cuciniamo la vigilia? E il giorno di Natale?

E questi quando li consegni?

Ma sei sicura che hai pensato a tutti?

Non è che poi fai le tue solite figuracce?

E le tieni sotto controllo le calorie che mandi giù?

Sì, come no?????

 

E poi mi chiedono perché bramo ardentemente l’otto gennaio…

 

 

PS. Dimenticavo… Buon Natale a tutti!!!

 

 

 

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19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 00:00

drunk_santa-1.jpgE’ Natale?

Davvero? No, dai.

Davvero? Ma come , io non ho nemmeno fatto l’albero ancora… non ho comprato regali, non ho fatto biscotti, non ho proparato a mano vagonate di decorazioni, non ho appeso fuori le lucine e nemmeno la ghirlanda fuori dalla porta.

Ma è arrivato davvero? Pure quest’anno?

No possiamo rimandare, che ne so, di una settimana o due?

Tanto fa caldo, non sembra nemmeno inverno, ma tutt’al più primavera! Ve l’ho detto che l’orto degli odori è in fiore? E’ primavera!

No? Dite che non attacca la divagazione’

 

Ok, ok, k, lo faccio il post di Natale.

Ehm.. ehmmm! Dunque.

E’ che a me il Natale mette ansia.

Da ottobre che i negozi sparano musica natalizia, neve finta, addobbi, lucine e pupazzetti.

E poi ci sono da preparare un sacco di cose: albero, presepe, regali.

Regali.  Che ansa. Tipo, che gli regalo all’Amoremio?

E poi, li avrò conteggiati tutti? Siamo sicuri? Ma sicuri sicuri? Non è che poi faccio le mie solite figure di cacca?

Avrò scordato qualcuno? (Promemoria: sempre comprare un regalino in più, possibilmente unisex da rifilare in caso imprevisti).

Ogni settembre poi mi dico: “Quest’anno voglio fare tante belle cosine per Natale!”

Poi ovviamente non faccio nulla.

Non attacco nemmeno i bigliettini con dedica sui pacchetti.

Che mostro.

 

Sì, lo so. Il significato del Natale è diverso, non è consumistico.

Non sono le luci, non sono le decorazioni, né i regali. Non è nemmeno Babbo Natale, che tra l’altro è il patron della Coca Cola, per dire  (e poi sono convinta che faccia lavorare i folletti in nero).

Dovrebbe essere altro, sono d’accordo. Dovrebbe essere un giorno per riflettere, di amore e pace, un giorno in cui fare proponimenti per diventare migliori (e che andrebbero rispettati nei successivi 365 almeno). Un giorno santo, per chi ci crede o fa finta di crederci.

Dovrebbe, dovrebbe.

Ma quest’anno più che mai mi sembra il festival dell’ipocrisia e dei commercianti.

 

E voi? Lo sentite il Natale?

Sfornate biscotti allo zenzero?

Create ghirlande colorate da agosto?

 

Aiutatemi a ritrovare lo spirito del Natale, o mi trasformerò in Scrooge alla mezzanotte!!!

 

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 11:00

20071019PHT11947 originalSto in ufficio con alcuni soggetti deprecabili, oramai lo sapete.

Non tutti, alcuni.

Non è colpa mia, è successo.

La mia unica (grave) colpa è che a fase alterne esco dall’isolamento causato dal superlavoro e mi lascio trascinare dalle loro discussioni.

E non dovrei.

NON DOVREI.

 

Eppure, in alcuni giorni resistere diventa difficile.

Impossibile, direi.

Come oggi.

 

Sento un collega in lontananza ciarlare dell’Australia, luogo da cui un altro collega, residente presso altro ufficio, è appena tornato dopo una vacanza di tre settimane. E ciarla, ciarla ciarla. Ciarla della politica immigratoria australiana, che mica è come la nostra che fa entrare cani e porci.

Ma come sarebbe bello, andare in Australia, ad averci il coraggio. Ad esser giovani, sì... sì come sarebbe bello andaresene in Australia!

Ciarla della correttezza cattolica australiana, ciarla della loro identità culturale preservata dall’immigrazione violenta. Mica come qui che cinesi, marocchini e chi-più-ne-ha-più-ne-metta approda sulle nostre coste pronto a soppiantare la croce con la mezzaluna e il kebab con gli spaghetti.

Ciarla, perché gli australiani sono un popolo retto ed intelligente, cattolico sottolinea.

Che tiene alla propria identità culturale, ribadisce.

Mica come noi.

 

E io allora non ce l’ho fatta più.

Ho alzato la testa dalla programmazione della formazione degli apprendisti (argoemnto che merita un post a sé) e ho sbroccato.

 

No, non ho nulla, contro l’Australia e gli australiani, a parte che non li capisco quando parlano perché arrotano tutte le parole, ma è un problema mio (e dell’insegnante australiano che se è stato cacciato dalla scuola perché noi del corso avanzato lo guardavamo come un alieno mentre parlava).

Tuttavia ho fatto notare alcune cosette al mio ciarliero collega:

1)       A parte che, come tutti quelli che hanno visto Georgie sanno, l’Australia nasce come colonia penale e quindi i suoi abitanti non possono avere nonni tanto perbene, i cattolicissimi australiani hanno compiuto atti così abietti nei confronti degli aborigeni da meritarsi l’inferno per cinque generazioni. Hanno sterminato, ghettizzato, rubato e strappato bambini dalle braccia delle madri sempre in nome della croce e del progresso. E quindi?

2)       Quindi la vera identità culturale dell’Australia sarebbe la comunità aborigena e tutti quegli altri (bianchi, gialli, neri, a pallini) sono immigrati. E usurpatori, anche, visto tutto quello che hanno combinato. Da generazioni e generazioni, magari, ma immigrati. Chiaro? E di immigrati in Australia ce ne sono davvero tanti, così tanti che la cucina cinese è la più degustata e famosa del lo stato. No, non la bistecca di canguro, gli involtini primavera.

 

Ma poi, che è questa identità culturale?

Per definizione l’identità culturale si basa sulla cultura del popolo stesso.

In Italia, che sarebbe? Gli spaghetti? Il mandolino? Il crocefisso? Il Grande Fratello?

E io che sono intollerante alla farina di grano, stonata e contro il crocifisso nelle scuole e non guardo il GF non sono italiana?

 

Ahimè, non credo che sia così facile liberarsi da questo fardello…

 

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22 agosto 2011 1 22 /08 /agosto /2011 14:17

Agosto, il caldo bussa forte agli stipiti delle finestre aperte.

Andare al mare con le nipotine per qualche giorno è stata certamente un'ottima idea, Andrea si è divertito come non gli accadeva da anni.
Nuotare, ridere, giocare e mangiare il gelato.
Leggerezza, proprio ciò di cui aveva bisogno.

Ma dopo quattro giorni con due ragazzine poco meno che preadolescenti urlanti, lasciarle sotto casa di sua sorella e rientrare nella sua casa vuota è stato complicato.
E dire che il silenzio gli è sempre piaciuto, lo trovava sinonimo di ordine e precisione.
Ora solo di vuoto.
Sarà l'età?

Per fortuna ha un nuovo passatempo: il sito di incontri on line.
Sì, all'inizio era titubante e forse ancora un pochino lo è.
Perché le donne, così restie a farsi avanti nella vita vera, qui gli scrivono, si raccontano, manifestano interesse? Mandano addirittura foto, in cui sono sorridenti e fresce di parrucchiere.
Perché evitano di fare (apertamente) le stronze?
Come Raffaella, la sua ex, per dire...

Forse, come dice la sua amica Marta, è perché il video è un filtro. E, paradossalmente, aiuta una donna ad essere sé stessa, a sfuggire ai preconcetti. E' più facile, dice lei, essere sé stesse con il paravento di un sito di incontri on line.
Sarà vero?
O dietro la sua più assidua ammiratrice c'è una pazza mitomane? O, peggio, quell'idiota di Paolo in vena di scherzi?

Mah, in fondo è solo un gioco...

E così, per gioco, approfittando degli sconti estivi, ha fatto l'abbonamento premium al sito di incontri on line.

Ma solo perché è scontato e d'estate mi annoio...

Così, utenti con acronimi misteriosi come Vfg5YY8 e RuiP997b, quelle più simpatiche e divertenti, sono diventate agilmente nel tempo Erica e Luna, due nomi un po' troppo particolari per essere veri, ma che poteva pretendere presentandosi come Navajo?
Ecco, se ci pensa così in astratto gli viene pure da ridere, alla sua età... ma insomma, pure lui avrà il diritto di giocare, no?
Giocare, sì.

In fondo non è questo che si fa in un sito di incontri on line?

"Sì, certo” lo ha apostrofato Marta “Ma non ci si incontra alla fine?”

Bèh, certo. Ovvio...
Per definizione, un sito di incontri on line fa incontrare.
Ma il problema è un altro: è pronto?

E soprattutto, quale delle due????
Erica o Luna?
E loro, vorranno?
Si stringe nelle spalle al pensiero e apre le finestre allo scirocco.

L'autunno deciderà...

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2 agosto 2011 2 02 /08 /agosto /2011 16:18

Da un po’ non parlo di politica.
E non perché manchino gli spunti, per carità. Anzi, a non volerne.
E’ che la politica mi disgusta.
 

Mi fa venire la gastrite.

Non mi era mai successo in trentacinque anni di vita, ma sono arrivata ad evitare i telegiornali. Tutti, indipendentemente dal grado di Imminzolinimento o di lecchinaggio verso il potere. Non vedo più nemmeno il tg di Sky, per dire.
 


Mi sento svuotata, stufa.
Non riesco nemmeno a sentirmi indignata come tanto tempo fa.
Insomma, non dite che non l’avevo detto.
L'avevo pure ripetuto.
Ma non è servito proprio a niente.
A parte, forse, alla mia gastrite.

 


E parlando con persone anche di idee politiche completamente opposte alle mie la sensazione non cambia.
Sfiducia.
Disgusto.
Anche paura.
Meglio non pensarci, dicono i più.
Ci vorrebbe la rivoluzione, dicono altri più spavaldi.
Maria Pia, prendi il fucile! dice mio padre.
E io?
Non so, proprio non so.
 
Noi italiani che non siamo MAI stati in grado di fare una rivoluzione, ma che per secoli siamo stati trascinati da forze più o meno esterne che hanno lottato per noi o al nostro fianco.
Sapremo  insorgere ora?
Sapremo alzare la testa e ricominciare, liberandoci dalla zavorra?
Saremo in grado di realizzare un secondo miracolo italiano, anche senza un Piano Marshall ad allungare moneta?
(Visto che pure gli USA non è che stanno benissimo…)
 
Oppure affonderemo, ben al di sotto della Grecia?
Finiremo stritolati da una casta che ci mangiucchia sempre un po’ di più i piedi, come mio cugino da piccolo faceva alle mie Barbie?
Abbiamo le capacità, il coraggio, la forza?
 
A voi la risposta…

 

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15 giugno 2011 3 15 /06 /giugno /2011 07:08

Doverosa premessa: questa è una storia, non è una verità.
Perciò, signori cattolici osservanti e osservatori, non v'incazzate.


Ma mettete da parte tutto quello che sapete e immaginate.

Cosa sarebbe successo se Gesù avesse avuto un migliore amico come Levi detto Biff?
Biff, disincantato e sarcastico ragazzo ebreo vissuto più di 2000 anni fa, ma molto simile ad un teppistello attuale, diciamocelo.
Però simpatico.
E anche puttaniere.
Per fare un favore a Gesù, però.
Un bravo ragazzo, in fondo.

E se uno così l'avesse accompagnato in un viaggio formativo tra i 12 e 30 anni (periodo della vita di Gesù non narrato dai vangeli "standard", ma che desta da sempre stupore e curiosità) che ha fatto del Messia la figura che conosciamo?
Un viaggio alla ricerca dei Re Magi, in cui Gesù parte alla ricerca di sé e del Dio che dice di essere suo padre. Un viaggio importante attraverso diverse culture (ma lo sapevate che Gesù era un campione di kung fu? No, per dire), diverse spiritualità e tipi umani.
Un viaggio che ha trasformato un ragazzo nato a Betlemme nel Messia.
il fatto che poi questo viaggio risulti totalmente sgangherato, destrutturante e sarcastico dovrebbe far riflettere molto. O almeno quelli che ancora sanno riderci su.

E Maddalena detta Maddi?
Dove la mettiamo?
Questo libro ve lo spiegherà sin nei minimi dettagli.

E se l'omissione della figura di Biff e del suo punto di vista fosse così importante che Dio in persona si trovi costretto a decidere di resuscitarlo, mandando un angelo iroso, frustrato sessualmente (ma gli angeli hanno sesso??)  e scalcinato a badare su di lui e sulla stesura del suo Vangelo?
Accadrebbe quanto racconta Moore e Biff sarebbe venerato come un Santo. E non sarebbe nemmeno sbagliato, a parte quei tre o quattro peccatucci commessi qua e là.
Ah, e il cinismo.
E il sarcasmo.
Dimenticavo la lussuria. Quella magari potrebbe essere un problema.
Mmmm... forse è meglio di no.

O forse sarebbe meglio di sì.

Christopher Moore ci regala un romanzo divertente, esilarante e dissacrante, ma anche intelligente e mai troppo irrispettoso del credo altrui.
Un Vangelo tutto nuovo, un vero e proprio condensato di cultura popolare: dalle dottrine buddhiste, a quelle di Lao Tzu e Confucio (che fossero loro i Re Magi?), ma anche Diogene ed il suo cinismo, il kung fu, uno yeti nostalgico, l’Uomo Ragno, demoni e santoni indiani, un elefante che impara lo yoga, telenovelas e cibo cinese, monaci shaolin, feng shui…
Troppo?


Leggetelo che poi ne parliamo…

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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